Piero Ricca a Nogara!

5 febbraio 2010

PIERO RICCA A NOGARA

Tescaroli e Caselli a Verona

1 gennaio 2010

Sabato 9 gennaio - ore 20.45

Verona, Via Mezzomonte 28 (loc. Sezano)

Il sussulto del Diritto… per i Diritti

incontro - dibattito con

LUCA TESCAROLI - Sostituto procuratore della Repubblica a Roma e autore, assieme a Ferruccio Pinotti, di “Colletti sporchi” (bur) (assente per motivi di lavoro)

GIANCARLO CASELLI - Procuratore capo della Repubblica di Torino e autore de “Le due guerre” (melampo)

Modera Guariente Guarienti - Avvocato

L’incontro, ad ingresso libero, è stato organizzato dall’Associazione “Monastero del bene comune” in collaborazione con la Libreria Sergio Castioni di Lugagnano e L’Associazione Articolo 54.

caselli tescaroli

Scarica la locandina dell’evento cliccando qui

Auguri

23 dicembre 2009

” [...] nella storia italiana i valori più alti di civiltà sono stati spesso espressi da forze di minoranza.
Ma anche per queste forze (o debolezze, come altri vorranno sprezzatamente chiamarle) ci possono essere eclissi, non tramonti definitivi. sandrogalantegarrone

E’ verissimo che, oggi, un clima di volgarità, d’improperi, d’inverecondi oltraggi, di fatuità, che antepone (come qualcuno ha detto) le discoteche alle biblioteche, gli stadi agli studi, sembra opprimerci.

Ma non è detto che questa debba essere l’Italia di domani, o di sempre.

Le minoranze hanno costantemente lottato, nel nostro paese; e oggi hanno una vita particolarmente difficile.
Ma è la storia a insegnarci che sarebbe un errore abbandonarsi a un catastrofico pessimismo.

Ciò che conta, è l’ostinata volontà di fare” .

Alessandro Galante Garrone

Auguri da… Articolo 54!

Le due guerre, di Giancarlo Caselli

15 dicembre 2009

Due guerre e una sola trincea, la scrivania di un magistrato.
Dalla Torino degli anni Settanta alla Palermo dei Novanta, trentacinque anni di storia italiana attraverso lo sguardo di un protagonista della lotta contro il terrorismo di sinistra e contro la mafia.  Le due guerre
Due guerre in difesa della democrazia, una vinta (quella contro il terrorismo), una in sospeso (quella contro la mafia). Dal processo ai capi storici delle Brigate rosse al pentimento di Patrizio Peci, dalle stragi di Capaci e via D’Amelio all’arresto di Totò Riina e di decine di altri latitanti, passando per il caso Cossiga/Donat-Cattin e il processo a Giulio Andreotti.
In mezzo, il ricordo di tanti, troppi amici che, in questa storia aspra di rischi e di eroismi, combattendo hanno perso la vita. Memorie, interrogativi, domande e risposte.
Gian Carlo Caselli racconta.

GIANCARLO CASELLI

Dopo aver ricoperto il ruolo di procuratore generale presso la Corte d’Appello di Torino, è ora procuratore capo.
Ha cominciato la sua carriera in magistratura a Torino, come giudice istruttore impegnato in indagini sul terrorismo, in particolare sulle Brigate rosse. Dal 1986 al 1990 è stato membro del Consiglio superiore della magistratura.
Ha diretto la Procura di Palermo dal 1993 al 1999, gli anni dei processi “eccellenti” su mafia e politica: Andreotti, Dell’Utri, Mannino, Musotto, Contrada.
Dal 1999 al 2001 ha diretto il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). E poi per due anni è stato il rappresentante italiano presso Eurojust.
Ha scritto A un cittadino che non crede nella giustizia, con Livio Pepino (2005), L’eredità scomoda, con Antonio Ingroia (2001) e per Melampo Un magistrato fuori legge (2005).

www.melampoeditore.it


Mantova, Travaglio e Pinotti!

22 novembre 2009

Copia di fronte

Copia di retro

Associazione Culturale Articolo 54

17 novembre 2009

articolo54

Associazione Culturale Articolo 54

Web: http://www.articolo54.org

Articolo 54 della Costituzione italiana

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Regole e roghi, di Annamaria Rivera

9 novembre 2009

Regole e roghi

Metamorfosi del razzismo

Passione civile e rigore intellettuale rendono compatta questa raccolta di articoli, preceduta e aggiornata da un ampio regole-e-roghi saggio sul razzismo «nell’epoca della sua riproducibilità mediatica», che si sofferma soprattutto sul caso italiano. Scritti nell’ultimo decennio per quotidiani e periodici, gli articoli, pur affrontando temi svariati, ruotano tutti intorno alla questione della realtà e delle rappresentazioni dei migranti e delle minoranze nelle società europee. Uno dei meriti della raccolta è di mostrare le tappe e lo sviluppo di tendenze oggi del tutto palesi: la manipolazione politica e mediatica di diversità culturali e religiose o di fatti di cronaca in funzione anti-immigrati e anti-rom; l’uso demagogico del tema della sicurezza e la strategia del capro espiatorio; il riemergere di forme di antisemitismo; la dialettica perversa fra il razzismo «democratico» e quello senza aggettivi. Il tema adombrato nel titolo coincide con la tesi principale del volume: il razzismo istituzionale, veicolato e rafforzato dal sistema mediatico, alimenta la xenofobia popolare e se ne serve per legittimarsi. Questo circolo vizioso, utile a deviare le ansie collettive e a catturare consenso, tende a ridurre migranti e minoranze a «nuda vita».  Edizioni Dedalo, giugno 2009

Annamaria Rivera

Annamaria Rivera, antropologa, è docente di etnologia nell’Università di Bari. Per i nostri tipi ha scritto fra l’altro: Frammenti d’America. Arcaico e postmoderno nella cultura americana (1989) e Homo sapiens e mucca pazza. Antropologia del rapporto con il mondo animale (2000). È coautrice de L’imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave (2001) e di Niente sarà più come prima (2002).

Leggi un brano…

Il rimosso dell’immigrazione e la socializzazione del rancore

Un’affermazione corrente vuole che a muovere il razzismo ordinario sia la paura – liquida o solida che sia – e che la strategia degli imprenditori politici e mediatici del razzismo miri a sollecitarla e nel contempo a placarla illusoriamente. Quest’ipotesi, pur essendo fondata, ha finito per diventare un luogo comune, talvolta messo al servizio di retoriche, anche benintenzionate, dietro le quali si può leggere un’interpretazione frusta – e all’acqua di rose, si potrebbe aggiungere – del razzismo, ridotto al pregiudizio, all’ignoranza, al sentimento di paura che sempre susciterebbe l’Altro. In una delle varianti di questo genere di retoriche, il pregiudizio, attribuito per lo più alla «gente comune», italiana e straniera, è rappresentato come una proprietà transitiva che andrebbe dal cittadino italiano del Nord fino al più reietto dei minoritari e viceversa, senza distinzione di potere, di ruoli, di status. La chiave per superarlo – si afferma inoltre con un eccesso di ottimismo – sarebbe «rompere la gabbia», «aprirsi agli altri», farsi guidare dalla curiosità «verso i diversi».
Benché colga uno dei caratteri del razzismo – cioè l’essere un fenomeno a geometria variabile, nel quale le vittime di ieri possono divenire i carnefici di oggi e le vittime di oggi possono condividere pregiudizi verso chi è ancora più in basso di loro nella scala del disprezzo – questa teoria spontanea è riduzionista: trascura le dimensioni economica, istituzionale, politica, mediatica del razzismo e sembra ignorare che esso è un sistema complesso, spesso subdolo, di disuguaglianze sociali, caratterizzato da forti scarti di potere fra i gruppi sociali coinvolti.
Non escludo che l’ignoranza sia un fattore da prendere in considerazione, ma in un senso ben diverso: se interpretata come non-possesso di strumenti e competenze per cogliere, decifrare e nominare correttamente fenomeni e fatti non contemplati dalla propria educazione e socializzazione, se intesa come convinzione di sapere, quando invece si sa nella forma del pre-giudizio, l’ignoranza può essere considerata una delle tante ragioni che contribuiscono a costituire una «comunità razzista» (nel caso di molti dirigenti, militanti e seguaci della Lega nord ciò è palese) (…).
Ma, ripeto, né l’ignoranza né il pregiudizio sono sufficienti a spiegare il razzismo. E quanto alla paura, a me sembra che i sentimenti prevalenti nella «comunità razzista» siano piuttosto la frustrazione, il risentimento, il rancore, la rabbia, alimentati dal senso d’incertezza e di frustrazione, d’impotenza e di perdita di fronte alle trasformazioni della società e alla crisi economica, sociale e identitaria. Se questo è vero, il circolo vizioso favorito dagli imprenditori politici e mediatici del razzismo produce ciò che, parafrasando Enzensberger, potrebbe definirsi come socializzazione del rancore. E questo si indirizza verso chi, non previsto e non desiderato, è considerato come occupante abusivo del nostro territorio e della nostra nazione, entrambi, come ho detto, sempre più evanescenti. «Padroni a casa nostra» è lo slogan leghista che raccoglie, riassume e legittima questo sentimento.
La paura, del resto, non spiegherebbe l’indifferenza sociale – il lasciar morire – di fronte allo straniero inerme, bisognoso o vittima: un atteggiamento tutt’altro che raro, che sembra smentire un tratto ritenuto tipico del carattere nazionale, cioè l’inclinazione alla pietà, alla compassione, alla solidarietà. Di sicuro non sono compassionevoli – e neppure rispettose dei diritti umani – quelle norme, contenute nel disegno di legge approvato dal Senato il 5 febbraio 2009, che invitano implicitamente il personale sanitario a segnalare alla polizia gli immigrati «irregolari» che ricorrano alle cure sanitarie e che interdicono a chi non è in regola con il permesso di soggiorno di sposarsi e perfino di riconoscere i propri figli: lo stereotipo che rappresenta l’Italia come la patria del mammismo, del sentimentalismo e del buon cuore ne esce a pezzi (…).
Possiamo ipotizzare allora che dietro vi sia qualcosa di più generale e di più profondo della semplice indifferenza o insensibilità verso la sorte dell’estraneo: l’incapacità di confrontarsi con la vulnerabilità propria e comune a tutti i viventi, e dunque con la finitezza e la morte. I più vulnerabili – animali, estranei, poveri, omosessuali, donne straniere – stanno in quella plaga simbolica dell’alterità indistinta che ispira alternativamente indifferenza – nel senso del lasciar morire – oppure aggressività – nel senso dell’annullare o del sopprimere.

Buon compleanno NogaraOnLine!

13 settembre 2009

Siete tutti invitati venerdì 25 settembre alla festa per il PRIMO compleanno del Blog NogaraOnLine, curato dall’amico Mirko Moreschi, col quale NogaraEuropa ha spesso collaborato per proporre iniziative culturali a Nogara. Info… naturalmente su www.nogaraonline.net

volantino-festa-nogara-on-line

L’Album di Dalla Chiesa e l’Afghanistan di Minasi

20 agosto 2009

Album di famiglia, di Nando dalla Chiesa

Una famiglia che è parte della nostra storia, nell’album romanzo di quattro generazioni di italiani.

Trentacinque brevi colloqui immaginari con gli affetti di quattro generazioni. Un album-romanzo sfogliato partendo da un oggetto, un luogo, una frase, un episodio, una foto, un ricordo. Per render conto di come una famiglia ha affrontato la sua pubblica storia, così che anche questa possa essere riletta con qualche sfumatura in più. E per raccontare come, grazie e dentro a questa fitta rete di affetti, alcuni valori di fondo si sono trasmessi attraverso gli sconvolgimenti sociali e politici di un secolo intero. Dalle generazioni dell’ultimo Ottocento fino a quelle del Duemila. Da chi conobbe entrambe le guerre a chi venne educato sotto il fascismo e scelse la Resistenza. Da chi divenne adulto con il Sessantotto a chi fece la prima comunione il giorno dopo l’assassinio di Falcone.
Perché, pur nei grandi cambiamenti e al di là dei conflitti tra padri e figli, alla fine la famiglia trasmette i suoi valori e fa scegliere come camminare con gli altri. E insegna a stare in quella che con troppa deferenza chiamiamo la Storia.

Album di famiglia, di Nando dalla Chiesa, Einaudi editore, 2009

e per capire l’Afghanistan…

Lavorare in un Paese complesso nel contesto privilegiato di un’Ambasciata, confrontarsi con cosa si può e non si Mille giorni a Kabul, di Nicola Minasipuò fare, osservare grandi trasformazioni nella ricerca di un contatto profondo con la realtà del luogo, mentre si ragiona sulla vita che cambia: sono alcuni temi di questo libro ambientato nell’Afghanistan post-2001. Da uno sguardo personale emergono la sfida di una missione avvincente, i pregi e i limiti dell’impegno internazionale e l’emozione di una scoperta continua. Senza paludamenti, un racconto da “dietro le quinte” su quest’affascinante realtà.

Mille giorni a Kabul, di Nicola Minasi, Rubbettino editore, 2009

Nicola Minasi, nato a Roma nel 1973, si è laureato in Scienze Politiche alla Luiss a Roma nel 1997 e ha conseguito un Master in Studi dello Sviluppo presso la “London School of Economics” nel 1999. Durante il servizio militare è stato ricercatore presso il Centro Militare di Studi Strategici (1996-1997). È entrato nella Carriera Diplomatica nel 1999. Dopo sette anni di servizio negli Emirati Arabi Uniti ed in Afghanistan, in entrambi i casi come funzionario vicario dell’Ambasciatore, è rientrato al Ministero degli Affari Esteri nell’autunno 2008. Ha pubblicato articoli e studi sui rapporti euro-mediterranei e l’Afghanistan post-2001. Ama leggere e viaggiare e nutre una passione per la cultura classica, araba e orientale.

Marco Travaglio… a Ostiglia (Mn)!

23 giugno 2009

Marco e Ferruccio ad Ostiglia! OSTIGLIA

VENERDI 3 LUGLIO 2009 ore 21.00

Cortile municipale

(in caso di maltempo, presso il Cinema Teatro Sociale)

MARCO TRAVAGLIO

presenta

ITALIA ANNO ZERO

introduce FERRUCCIO PINOTTI autore de “L’Unto del Signore”

Il fatto e l'Unto del Signore

L’incontro è organizzato dall’Associazione Culturale “Nogara Europa-Articolo 54″ e dal Siulp - Segreteria provinciale di Mantova. Col patrocinio del Comune e della Pro Loco di Ostiglia. In collaborazione con la libreria Piccolo Principe di Isola della Scala e Mind-Up, la Formazione per emozioni, corsi per aziende e privati.

Un ringraziamento particolare a coloro che hanno contribuito alla realizzazone della magnifica serata: Cristiano, Lorena, Damiano, Silvia, Raffella, Luciana, Nadia, Gabriele, Francesco, Dalia, Gianluca, Mirco, Ilaria, Comune e Proloco di Ostiglia e, ovviamente, un grazie immenso a Marco Travaglio e Ferruccio Pinotti per il loro lavoro e coraggio!